Gemona veneta



Il discreto inserimento nel Friuli della Repubblica Veneta
portò alla caduta del Patriarcato di Aquileia, così che
la Serenissima governò dal 1420 al 1797. 
Se Gemona non venne toccata dalle scorrerie turche
(1472 – 1499) e Venezia portò alla pacificazione
con Venzone (1567), la sua importanza cominciò
a diminuire. A ciò contribuirono epidemie di peste
(durante il quattrocento e nel 1575-1756), eventi naturali (alluvione del 1430, terremoto del 1511),
cui non riuscirono a rimediare le famiglie nobili
che provenivano dalla Toscana, dalla Lombardia
e dalla Germania. Famiglie che diedero un nuovo volto
di stile rinascimentale e barocco agli edifici
delle vie principali.
 

L’immobilismo della Repubblica Veneta portò alla sua caduta sotto i colpi di Napoleone Bonaparte e dell’esercito rivoluzionario. Gemona aveva avuto un certo sviluppo imprenditoriale, soprattutto nel settore tessile, ed aveva ancora sfruttato la sua posizione fungendo da luogo di scambio commerciale; era inserita inoltre in quel vasto fenomeno commerciale che era rappresentato dai “carmars” della Carnia (ambulanti). Tuttavia non era giunta certamente ai fasti medioevali. Napoleone fu una violenta meteora che portò Gemona nella modernità: cambiarono le leggi, cambiò l’economia, cambiò la struttura amministrativa. Nel marzo 1797 i francesi entrarono nella cittadina, l’anno successivo gli austriaci, ancora un anno dopo i russi loro alleati, nel 1805 tornò Napoleone e dieci anni dopo gli austro-ungheresi. L’efficiente amministrazione del regno Lombardo – Veneto faceva il pari con l’assoluto immobilismo economico e sociale degli austriaci.