Sentieri

1. RIVOLI BIANCHI, LEDIS E TORRENTE VENZONASSA

Percorso:
S.S. Pontebbana, 230 m – Rivoli Bianchi – Sentiero CAI 708 (valle del Rio Pozzolons – Forca di Ledis,
752 m)
sentiero CAI 704 (valle del Rio Bombasine – valle del Torrente Venzonassa)
– valle del Rio Moeda – sentiero CAI 708  – Rivoli Bianchi – S.S. Pontebbana.

Tempo di percorrenza: 8 ore

Difficoltà:
E

L’escursione si svolge per gran parte lungo un’antica mulattiera, ora in lunghi tratti sostituita da una
strada forestale che collega il conoide del Rivoli Bianchi, attraverso la suggestiva Forca di Ledis,
a Forcella Tacia e alle estese faggete che ricoprono il versante settentrionale del gruppo del Chiampon.
Si procede inizialmente lungo la strada sterrata che dai Rivoli Bianchi risale la valle del Rio Pozzolons,
per poi proseguire sulla mulattiera (segnavia CAI 708) che conduce alla dirupata Forca di Ledis.
La stretta incisione del rio si è impostata su un allineamento tettonico che mette in contatto le dolomie
del Norico con i calcari del Giurassico e del Cretacico.
Tale discontinuità ha prodotto una fascia di roccia fratturata, fortemente predisposta all’erosione,
in corrispondenza della quale si è formato il profondo vallone.
Dall’insellatura si scende verso alcuni stavoli disseminati tra prati stabili e faggete, transitando
successivamente lungo le pendici del versante settentrionale del monte Chiampon. Il paesaggio
vegetale è qui dominato dai boschi montani di faggio, specie arborea che tende a formare popolamenti
monospecifici a cui si aggiungono l’acero di monte e, nelle zone più ombrose soggette a notevole
umidità atmosferica, il raro tasso. Giunti sull’orlo della vallecola percorsa dal Rio Bombasine, si imbocca
il sentiero che si abbassa sul Torrente Venzonassa e lo discende per un lungo tratto snodandosi pochi
metri sopra la sponda sinistra del corso d’acqua. Arrivati alla confluenza del Rio Moeda, località che
prende il nome di “Stue di Piere” in ricordo di uno sbarramento artificiale utilizzato per la fluitazione
del legname, se ne risale la valle fino agli stavoli di Ledis, per poi raggiungere di nuovo la mulattiera
che conduce alla sella omonima.

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2. IL CONOIDE DEL TORRENTE VEGLIATO

Percorso: Gemona, 270 m – valle del Rio Grideule – sentiero CAI 713 – Col Dorondon, 332 m
– Sella di S. Agnese,  430 m – Gleseute, 305 m – Gemona.

Tempo di percorrenza: 4 ore

Difficoltà: T

L’escursione si svolge alle spalle di Gemona e prevede l’attraversamento del cono di deiezione formato
dal Torrente Vegliato. Il conoide, che si apre a ventaglio sulla pianura, è compreso tra i monti Chiampon
e Cuarnan e assume dimensioni eccezionali: a un raggio di oltre 2 km corrisponde uno sviluppo frontale
di 3.6 km. Raggiunto l’apice della struttura risalendo il suo margine sinistro, si prosegue affiancando
il letto del torrente scavato nel settore opposto. Meta finale è la Sella di S. Agnese con la sua chiesetta,
luogo frequentatissimo e celebratissimo dai Gemonesi. Sul cono di deiezione la copertura vegetale
è costituita soprattutto da prati aridi submontani. 
Va segnalata, lungo il percorso di avvicinamento all’insellatura, la presenza di uno sperone roccioso
(oggi comunemente detto Clap da l’Agnel”) originatosi dalla lenta azione erosiva che una piccola
faglia verticale ha assecondato. 
La Chiesetta di Sant’Agnese risale alla seconda metà del Duecento. A essa era annesso un monastero
che venne soppresso due secoli più tardi. Posta sul confine naturale tra Gemona e Venzone, la sella
rappresentò un passaggio obbligato per Celti e Romani, che qui transitarono per tutto il tempo in cui
la pianura si dimostrò insicura. Ora quegli stessi pascoli, ottenuti con il disboscamento e le concimazioni,
si sono trasformati in prati stabili, circondati da ornielli, carpini neri e noccioli. Dalla sella la vista si
allarga a nord sul conoide dei Rivoli Bianchi,  a sud su Gemona e la piana. A ovest risalta  il profilo
arrotondato del monte Cumieli, mentre a est a stagliarsi è la cresta affilata del monte Chiampon
con un’eccezionale veduta sulle stratificazioni calcaree: i movimenti provocati dall’ennesima faglia
hanno ripiegato gli strati e reso leggibile sulla parete un grande “ventaglio”. Da qui è facile osservare
numerose specie di rapaci in volo:  poiane, falchi pecchiaioli, gheppi, sparvieri, che si librano
nell’aria alla ricerca di prede.

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3. IL LAGO MINISINI E IL MONTE CUMIELI

Percorso: Borgo Molino, 204 m – Lago Minisini, 210 m – cima del Monte Ercole, 306 m
– cima del Monte Cumieli, 571 m – Sella di Sant’Agnese, 430 m – Casa Cum, 356 m
– Ospedaletto, 207 m

Tempo di percorrenza: 4 ore

Difficoltà: E

Il Lago Minisini , caratteristico stagno in fase di impaludamento, e il monte Cumieli, piccola altura
dalla cima arrotondata, costituiscono le mete di questo itinerario di grande suggestione. Imboccata
a sud di Ospedaletto una strada sterrata, non prima di aver fatto visita all’unico mulino conservatosi
lungo la Roggia di Gemona (struttura e interni sono stati restaurati dopo il terremoto e ora ospitano
il Centro di Educazione Ambientale “Mulino Cocconi” , che rappresenta il nucleo operativo
dell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese), sarà un lento procedere tra colli boscosi e conche prative,
elementi inconfondibili della più tipica morfologia glaciale. 
La depressione maggiore è occupata dal bacino lacustre dove prevalgono il cariceto a Carex elata
e il canneto a Phragmites australis. Luogo di riproduzione per gli anfibi, l’area umida si dimostra pure
un’importante stazione di svernamento e di passo per l’avifauna acquatica. 
E’ il monte Cumieli a sovrastare questo paesaggio ondulato ed armonioso. 
La sua forma a “dorso di cetaceo” è la prova tangibile dell’intensa azione erosiva esercitata
fino a 10.000 anni fa dal ghiacciaio del Tagliamento, che in questo punto superava gli 800 m di altezza.
Gli stessi massi erratici presenti in cima all’altura furono abbandonati dal ghiacciaio. 
Numerosi sono i punti panoramici sulla piana di Gemona, le Prealpi Carniche, l’Anfiteatro morenico
del Tagliamento. L’ambito è ricco di vestigia antiche e di testimonianze della storia recente.
Secondo Tito Miotti, la cima del Cumieli conserva i resti di un castelliere preistorico.
Su due propaggini dell’altura vennero eretti a distanza di secoli altrettanti fortilizi a protezione
del territorio sottostante: la sommità del monte Palombâr  fu sede nell’Alto Medioevo di un castello
(restano le tracce della torre); in corrispondenza del monte Ercole venne costruito all’inizio
del Novecento un forte corazzato, ancora oggi in buono stato di conservazione.
Facilmente raggiungibile è pure la Chiesetta di S. Agnese risalente al XIII secolo,
dove l’omonima sella separa il Cumieli dal Monte Chiampon.

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4. IL MONTE CUARNAN

Percorso: Gemona, 270 m – sentiero CAI 713 (conoide del Torrente Vegliato)
– Sella Foredôr, 1089 m – Malga Cuarnan, 1075 m – cima del Monte Cuarnan, 1372 m - sentiero

L’itinerario proposto rende possibile l’osservazione di interessanti fenomeni geologici
e dei diversi ambienti prealpini che si succedono al variare delle condizioni climatiche.
Dalla borgata di Scugjel‰rs si imbocca la mulattiera contrassegnata CAI 71, risalendo
dapprima il cono di deiezione del Vegliato e quindi la vallecola incisa dal torrente
fino a raggiungere la Sella Foredôr. L’ambito è interessato da una dislocazione tettonica
denominata Sovrascorrimento Periadriatico, provocata dalle forze compressive generate
dai movimenti delle zolle continentali. L’imponenza dei fenomeni erosivi in atto ha determinato
la diffusione delle piante pioniere che colonizzano i macereti e le rupi. 
Dalla Sella Foredôr si sale direttamente sulla cima del monte Cuarnan percorrendo
un sentiero all’interno di una faggeta. Poco sotto l’insellatura è localizzata la Malga Cuarnan
con annesso agriturismo, circondata dai tipici prati concimati di montagna.
La parte superiore del rilievo e ricoperta da prateria montane e ospita numerosi elementi floristici
di grande rilevanza. Sulla cima del monte sorge una cappella a forma di obelisco ricostruita
nel 1985 (era stata eretta nel 1901) e dedicata al Redentore.
Si discende la cresta (segnavia CAI 715) superando il Ricovero Pischiutti e raggiungendo
la località “Ôrs di Cuarnan” per poi proseguire lungo la mulattiera contrassegnata
con segnavia CAI 717 che riconduce all’apice del conoide del Vegliato.

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5. IL MONTE CHIAMPON

Percorso: Gemona, 270 m – sentiero CAI 713 (conoide del Torrente Vegliato – Sella Foredôr,
1089 m – cima del Monte Chiampon, 1709 m – Col Foran, 1528 m – Stavoli Scric, 1230 m
– Forca di Ledis, 752 m – sentiero CAI 708 (valle del Rio Pozzolons)
– Sella di S. Agnese, 430 m – Gemona

Tempo di percorrenza: 8 ore

Difficoltà: EE

Il Chiampon è la cima più alta della catena montuosa che si eleva con andamento est-ovest
tra la Sella di S. Agnese e l’alta Val Torre. Il versante meridionale  è impervio con paretine
rocciose e pendii ricoperti di prati aridi, mentre il versante settentrionale, meno acclive,
è ricoperto di rigogliosa vegetazione. Si tratta di un itinerario estremamente appagante
in quanto oltre ad attraversare gli ambienti prealpini tipici, consente l’osservazione di interessanti
fenomeni geologici. Inoltre, nelle giornate terse, la vista è incantevole, potendo lo sguardo spaziare
su gran parte delle Alpi orientali e sulla pianura friulana fino al mare.
La cima è raggiungibile da Gemona percorrendo il sentiero CAI 713 che fino alla Sella Foredôr
non presenta difficoltà di sorta, mentre nel ripido tratto tra la sella e la vetta richiede un po’
di attenzione, soprattutto in prossimità del Passo della Signorina
Scendendo dalla cima sul versante settentrionale del monte, si giunge a una conca rocciosa
che presenta la caratteristica morfologica a circo glaciale: la conca, incisa sui calcari del Giurassico
particolarmente solubili, è cosparsa di fenomeni carsici tra cui le caratteristiche “glaceris”,
pozzi profondi una decina di metri con il fondo che un tempo era permanentemente occupato
da uno spesso strato di ghiaccio e neve. Fino all’inizio del Novecento il ghiaccio che vi veniva
raccolto era poi commercializzato nella vicina Gemona e talvolta a S. Daniele. 
La vegetazione e la flora del Chiampon si presentano assai varie e ricche di elementi endemici
di notevole interesse: durante la massima glaciazione würmiana il versante meridionale del massiccio,
escluso dal ricoprimento glaciale, costituì un’importante area di rifugio per la vegetazione,
permettendo  la sopravvivenza di specie prewürmiane altrove estinte. 
Il sentiero discende il versante nord superando una serie di ripiani e di ripidi pendii sino a
raggiungere la Forca di Ledis. Di qui si affianca il Rio Pozzolons svoltando poi a sinistra
in direzione della Sella di S. Agnese e di Gemona.

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6. LA PIANA DI GEMONA

Percorso: Godo, 198 m – Case Casani, 190 m – guado del torrente Orvenco, 187 m
– località Scluses – Paludo, 184 m – Canciane, 190 m – Godo.

Tempo di percorrenza: 4 ore.

Difficoltà:

Da Godo si procede in direzione sud muovendosi per un tratto su un percorso che ricalca
l’antico tracciato romano proveniente da Aquileia e diretto Oltralpe. Ed in effetti la borgata
costituì uno dei primi nuclei abitati di Gemona: si collocava in posizione strategica,
al riparo dai continui allagamenti cui era soggetta la pianura, e disponeva di copiose sorgenti.
Vi stazionarono i Celti, fu luogo di sosta e pernottamento al tempo dei Romani, assunse
il nome di Godo in epoca barbarica. Qui ha inizio la fascia di risorgive che taglia trasversalmente
il Campo di Osoppo-Gemona. Nei sedimenti, risultato dell’azione di trasporto originata
dai potenti conoidi prealpini, prevalgono le componenti sabbioso-argillose che riducono la permeabilità.
I suoli, meno grossolani e più fertili, assieme alla maggiore disponibilità idrica superficiale hanno
incentivato le coltivazioni. In questi terreni , ai margini orientali della piana, si sono aggiunti
a partire dall’800 efficaci interventi di miglioramento fondiario. Ancora oggi si scorgono le tracce
delle recinzioni che cingevano le proprietà, le campagne erano murate e disposte a pergolati
ed a filari di gelsi e salici capitozzati. L’itinerario si sviluppa così tra prati stabili e colture agrarie,
siepi e boschetti, rogge e sorgive. Si affianca l’antica roggia di Gemona derivata dal Tagliamento,
utilizzata per l’irrigazione e come forza motrice per l’azionamento dei numerosi mulini e battiferri
che presidiavano la pianura. Si guada il torrente Orvenco, che nei periodi di magra scorre
nel materasso alluvionale non apparendo in superificie. Si costeggia la Macile, alimentata
dalle numerose polle affioranti alla base del conoide di Gemona. Tutte queste acque confluiscono
nel fiume Ledra, che oltre la statale 13 descrive un tortuoso percorso a meandri avvolto
dalla vegetazione riparia.

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7. IL “TROI DAI CINCENT” E IL RIO PETRI

Percorso: Gemona, 270 m – sentiero CAI 716 – valle del Rio Petri – Maniaglia, 289 m – Gemona

Tempo di percorrenza: 3 ore

Difficoltà: E

Usciti da Porta Udine si procede in discesa lungo la provinciale per Artegna che si abbandona
non appena viene superata la galleria paramassi sottostante la parete rocciosa del Glemine,
percorrendo per pochi metri la strada per Montenars e imboccando sulla sinistra la mulattiera
che risale le pendici del monte. Il tracciato, conosciuto localmente come “Troi dai Cincent”,
venne allargato nel periodo compreso tra le due guerre mondiali (il nome ha origine dalla paga
di cinquecento lire giornaliere percepite dagli operai che presero parte ai lavori).
Il pendio fu invece consolidato nel 1956 mediante un rimboschimento a pino nero e pino silvestre.
Oggi questi popolamenti artificiali sono stati in gran parte sostituiti naturalmente da una boscaglia
termofila a orniello e carpino nero a cui si accompagnano molti noccioli, sorbi montani e sui suoli
più profondi la roverella. Là dove maggiormente è in atto il dinamismo determinato dal continuo
apporto di detriti staccatisi dalle falde sovrastanti per effetto dell’azione gelo-disgelo e anche
degli eventi sismici, la boscaglia si fa più rada e alle specie già citate si aggiunge il ciliegio canino,
la cui vistosa fioritura all’inizio della primavera ingentilisce questi ambienti severi. 
Superato con un paio di tornanti un tratto impervio, si incontra un cumulo detritico che costituisce
la sommità della morena laterale del ghiacciaio e ne indica la massima altitudine raggiunta.
In questo punto la mulattiera presenta una biforcazione: si prosegue svoltando a destra lungo
il percorso inizialmente tracciato sull’apice del cordone morenico (segnavia CAI 716).
Dopo pochi metri la mulattiera attraversa in leggera salita il versante meridionale della Pale Furmiarie,
incrociando successivamente un sentiero che da Maniaglia sale al Monte Cuarnan.
Imboccato a destra il tracciato che conduce a Maniaglia, si raggiunge in discesa la profonda
incisione del Rio Petri lungo la quale risaltano le bancate di calcari arenitici alternate a marne
e argille caratteristiche del Flysch. Si avanza costeggiando il Rio Petri fino a raggiungere
e prime case di Maniaglia che sorge sul conoide di deiezione dei rii Petri e Storto.
Giunti in paese, si procede a destra lungo la strada diretta a Gemona.

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Testi a cura della Cooperativa Utopie Concrete