Castello di Gemona

Nel periodo della dominazione romana, sul colle del castello di Gemona, si pensa sorgesse
almeno una vedetta o un piccolo castellum, infatti i recenti scavi hanno individuato tracce
di epoca romana e anche preistorica. Sicuramente un muro di epoca romana è stato individuato.
Durante le incursioni Avare i longobardi (611) fortificarono il castrum Glemonae
(menzionato per la prima volta nell’Historia Langobardorum di Paolo Diacono), probabilmente
non fecero altro che ristrutturare quella primitiva opera di difesa.


Nell’XI secolo appare nel luogo una nobile famiglia, col titolo di “domini de Glemona”, forse discendente
da una famiglia longobarda. A costoro sarà dovuta l’erezione di un primo maniero; nelle carte del Duecento
c’è memoria di due costruzioni contigue, di cui una doveva appartenere al Patriarca castrum domini Patriarchae.
gli edifici del colle nei secoli subirono molti rimaneggiamenti. I resti attuali ci suggeriscono solo alcune
ipotesi di come si presentava in antico l’insediamento. Si presume ci fossero tre torri, almeno nel cinquecento,
visto l’ex voto del santuario di Castelmonte e vari edifici. Intorno alla sommità dell’altura correva una cerchia
di mura con basse torri di difesa. Con l’avvento del dominio veneziano il castello fu lasciato in abbandono
e se ne usarono le pietre per altre costruzioni.
Dai fianchi della rocca partivano le mura di tutte e tre le cerchie, di cui abbiamo notizia o traccia.
La prima cerchia, costruita probabilmente prima del mille, si appoggiava al dirupo sopra l’Altaneto,
raggiungeva gli attuali terrapieni che sostengono il duomo ed abbracciava solo l’antico nucleo abitato
intorno a Portuzza. La seconda, voluta e sovvenzionata dal patriarca Bertrando abbracciava anche l’abitato
retrostante alle case Elti ed al Municipio, fino alla Piazza Nuova (l’attuale Piazza Garibaldi)
e alla Porta del Giunamo (probabilmente sorgeva alla fine della precedente piazza), scendendo poi lungo l’attuale
via Liruti e riaccostandosi al Castello; la terza, di cui fino al terremoto si vedevano ancora notevoli tratti,
abbracciava la Zuccola, il borgo di Villa, il convento di Santa Chiara, e poi ripiegava davanti al Santuario
di Sant’Antonio e ritornava al castello appena sopra l’attuale via Dante. Alla fine del Seicento questa cerchia
era ancora tutta visibile con le sue merlature, con le porte, guardate da torri, coi ponti sui fossati.
Le mura, che in più punti minacciavano di crollare a causa del tempo e dei terremoti, sono state
progressivamente demolite dopo la metà del 1800 e così pure le porte di accesso alla città.
Al giorno d’oggi rimane solo Porta Udine.

Il castello è andato distrutto con il terremoto del 1976, dal dicembre 2008 sono stati riaperti i giardini
pubblici del castello, e dal 2010 si svolgono durante i mesi estivi eventi musicali, culturali e teatrali
nell’ambito della manifestazione Castel Animato, organizzata dalla Pro Glemona.